Un mondo di bandiere

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Quando, in questo 2015, ho visitato Expo a Milano, non ho potuto non provare piacere nel rivedere così tante bandiere delle nazioni del mondo, tutte insieme nello stesso posto. Forse l’ultima volta era stata su un libro di scuola. Un tripudio di colori e di significati. Ogni vessillo, una storia, una lingua, una cultura diversa.

Corea del Sud, Moldavia, Polonia, Mozambico, Francia, Città del Vaticano, Gibuti, Stati Uniti, Iran, Congo, Madagascar, Argentina… Come da bambino, mi sono divertito a indovinarle tutte. E ho pensato a una cosa: in mezzo a quella folla, in uno spazio tanto esteso come Expo, un visitatore che conosceva la geografia avrà trovato più rapidamente ciò che cercava, grazie all’associazione visiva tra bandiera e stato corrispondente. D’altronde le bandiere sono segni di riconoscimento. Poi certo, c’erano le code chilometriche, ma questa è un’altra storia.

GEOGRAFIA, L’ANELLO DEBOLE

La geografia, purtroppo, è una delle materie scolastiche più bistrattate. Almeno in Italia, all’estero non so. Alla scuola primaria, ex elementare, l’hanno praticamente uccisa: mi è bastato dare un’occhiata ai libri di mia madre, insegnante da quarant’anni. Alle medie mi sembra che ci sia ancora. Alle superiori non ho idea. Io, al liceo scientifico, più di quindici anni fa, l’ho studiata il primo anno ed è poi ricomparsa al quinto come “geografia generale”, ma di fatto era scienze.

Risultato: gente che crede che la capitale della Spagna sia Barcellona, solo perché lì andava di moda fare l’Erasmus; o che la bandiera dell’Italia sia “bianca, rossa e verde” e magari la confonde con la Bulgaria; o che addirittura Sky, una volta, ha confuso le bandiere di Bosnia e Barbados. Sia ringraziata la serie tv The Big Bang Theory, che con il personaggio di Sheldon Cooper ha riportato un po’ di attenzione verso le bandiere del mondo. E quando Il Post ha pubblicato questo articolo, il mio indice di gradimento verso quel quotidiano online è ulteriormente salito! Grazie!

SAPERE DOVE SI TROVANO I POSTI

E’ un peccato che la scuola e in genere l’opinione comune diano poca importanza alla geografia. Anzi, è piuttosto strano, visto che non è mai stato facile viaggiare e spostarsi come al giorno d’oggi, sia fisicamente sia attraverso Internet. E quindi in un mondo globalizzato e connesso, in cui ci giungono istantaneamente notizie e informazioni da ogni angolo del pianeta, la geografia dovrebbe rivestire un ruolo molto più rilevante.

Penso che sapere dove si trovano i posti, le città, i luoghi naturali, oppure riconoscere uno stato dalla sua bandiera, o dall’immagine di una sua caratteristica, sia importante e utile. Non solo per divertimento, per vincere un quiz o per semplice cultura personale. La geografia non è solo un giochino a chi indovina più bandiere o capitali. La geografia riguarda la storia, la politica, le relazioni internazionali, il rapporto tra l’uomo e l’ambiente, lo sport, i viaggi, il mondo in cui viviamo. E aiuta a comprendere più facilmente tante situazioni.

CI VOLEVA, QUEL MURO CROLLATO

Ho imparato a familiarizzare fin da piccolo con atlanti, mappe, bandiere, nomi di città e capitali, eccetera. Credo sia stato fondamentale il periodo di grandi cambiamenti che va dal 1989 al 1991: il crollo del Muro di Berlino, la riunificazione della Germania, la dissoluzione dell’Unione Sovietica. La fine della guerra fredda e del mondo a blocchi contrapposti e il passaggio alla realtà contemporanea in cui tuttora ci troviamo.

Quegli anni coincidevano con il mio periodo di scuola elementare. Al di fuori delle finestre della nostra aula, il mondo mutava ogni giorno. Dentro, i libri di testo non si aggiornavano con la stessa velocità, anzi. Questo mi creava difficoltà, non sopportavo di studiare su un libro ormai “vecchio”. Allora cominciai a documentarmi su atlanti ed enciclopedie (non c’era ancora Internet e il massimo dell’approfondimento era la libreria di casa), cercando di fare il punto su quali nazioni esistevano ancora, quali non c’erano più e quali erano quelle appena nate.

Iniziarono finalmente a circolare dei libretti dal titolo “Bandiere di tutto il mondo“, di cui me ne procurai subito un paio dei più nuovi. Non ero il solo a nutrire questa passione, ma c’era con me un gruppetto di compagni di classe interamente dedito alle bandiere! Ci facevamo passare quei libretti sotto banco durante le lezioni (e ogni tanto interveniva l’insegnante per sequestrarceli), disegnavamo le bandiere sui quaderni, facevamo dei quiz tra di noi. Le sapevamo tutte.

Oggi sembra incredibile, ma a tutto questo tempo di distanza mi viene da dire: ci voleva, quel muro crollato, lassù in Germania. Purtroppo, se entrassi in questo momento in un’aula di scuola, non sarei molto sicuro di trovarci dei bambini “che giocano alle bandiere del mondo”.

Mentre passeggiavo per Expo, ho pensato proprio a tutto questo.

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