Federico Buffa, visto dal vivo

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Il Teatro Sociale di Amelia, in provincia di Terni, è un gioiellino ottocentesco ben nascosto nel centro storico tutto vicoli e saliscendi della cittadina umbra. E’ una sera di dicembre, umida e fredda, ma non gelida. Il teatro è pieno, ed è caldo. Platea, palchi, loggione, tutti gremiti da persone delle età più varie, accomunate da un desiderio: ascoltare storie. Storie narrate da un personaggio che, da un po’ di anni, del racconto ha fatto un’arte, unendo sport, giornalismo, letteratura, storia, musica, viaggio, partendo dalla tv e portando poi tutto sul palcoscenico teatrale: Federico Buffa è ad Amelia per una tappa del tour Le Olimpiadi del 1936.

UN GIORNALISTA DAL BASKET AL TEATRO

Federico Buffa viene dal basket, è uno dei massimi esperti in Italia di Nba e sport americani. Tra poco, dal mio palchetto laterale del teatro amerino, lo vedrò dal vivo per la prima volta. Ho scoperto la sua prosa incalzante ai tempi di American Superbasket, la rivista specializzata in Nba che leggevo sempre, almeno fino a quando non ha chiuso. Ho familiarizzato con la sua voce e la sua figura grazie a Sky. Adesso è lì, in un teatro di provincia a pochi chilometri da casa mia: non potevo perdermi l’occasione.

Buffa fa parte di una generazione di giornalisti, ormai cinquantenni o più, che si è a lungo occupata o si occupa ancora di pallacanestro e sport Usa con profondità e competenza. Parlo di Claudio Limardi, Roberto Gotta, Stefano Benzoni, Massimo Lopes Pegna, Massimo Oriani, lo stesso Flavio Tranquillo – fino a due anni fa compagno inseparabile di telecronache Nba – e diversi altri. Giornalisti veri, che fanno del viaggio e della conoscenza diretta di luoghi, persone e realtà i loro punti di forza, taccuino alla mano e mente aperta.

L’esperienza di Sky ha portato Federico Buffa a sperimentare narrazioni che travalicano il basket e anche lo sport. Così, nel 2014, è arrivato il successo del format Federico Buffa racconta – Storie mondiali in occasione dei mondiali di calcio, poi trasformato in libro. Un format che potenzialmente si può adattare a qualsiasi storia di sport, e così è stato: dopo è arrivato Storie di Campioni, sempre su Sky, dedicato ai miti del calcio, e ora Le Olimpiadi del 1936.

LO SPORT E’ STORIA

Le luci in cavea si spengono, il sipario si apre, la scena si accende e arriva lui, Federico Buffa. Non da solo: il suo monologo è accompagnato e intervallato dal pianoforte di Alessandro Nidi, dalla fisarmonica di Nadio Marenco e dalla splendida voce di Cecilia Gragnani, giovane cantante che si cimenta in brani in quattro lingue: tedesco, francese, inglese, italiano.

Eroi trionfatori o sfortunati, storie celebri o per nulla conosciute, corsi e ricorsi tra vicende e personaggi, intrecci che sembrano voli pindarici ma che poi si riallacciano magistralmente alla trama principale, tutto fluisce dalla bocca di Buffa tenendo costantemente elevata l’attenzione dello spettatore. Perché il suo racconto non è semplice da seguire: già richiederebbe una buona cultura sportiva e storica di base, se poi si perde qualche passaggio, addio…

Ma un aspetto emerge forte e chiaro: il legame tra lo sport e la storia esiste ed è indissolubile. Lo sport segna lo scorrere del tempo e il susseguirsi delle epoche, in questa età contemporanea dove l’evoluzione va molto più forte rispetto all’antichità e ai secoli passati.

A volte lo sport si spinge persino troppo avanti rispetto alla storia: i giochi olimpici che Hitler e Goebbels vollero trasformare nella più grande operazione propagandistica della storia, finirono per trasformarsi in un tripudio dell’uguaglianza tra i popoli, impersonata da Jesse Owens e dagli altri atleti afroamericani ed ebrei che vincono medaglie sotto migliaia di braccia tese e svastiche sventolanti; oppure dal giapponese Son Kitei, che non era giapponese ma coreano e il suo vero nome era Sohn Kee-chung, perché la Corea era sottomessa dal Giappone in quegli anni; Sohn vinse la maratona e sul podio, all’udire le note dell’inno del sol levante, tenne il capo chino, così come il connazionale Nan Shoryu (vero nome Nam Sung-yong).

STORIE DI UOMINI (E DONNE)

Attraverso una miscela di differenti linguaggi teatrali, grazie allo stile inimitabile di Buffa lo spettacolo diventa una narrazione civile, senza trascurare gli accenti tragicomici e di intrattenimento, mentre sullo sfondo scorrono le celebri immagini di Berlino 1936 girate dalla regista del Führer, Leni Riefenstahl, e intanto gli artisti sul palco fanno risuonare musica e canzoni evocative di un’epoca in bilico tra sogno e tragedia che stava per sfociare nell’imminente catastrofe.

Le divagazioni di Buffa toccano, immancabilmente, il basket, che in quel ’36 fece il suo debutto olimpico: la finale fu roba tra nordamericani, Stati Uniti e Canada (terzo il Messico), e la prima di tantissime medaglie d’oro di pallacanestro fu a stelle e strisce. Ma pochi sanno che la finale si giocò all’aperto, su un campo in duro cemento e sotto una pioggia torrenziale, praticamente tra l’indifferenza generale.

Buffa accenna all’Italia, che era amica della Germania, e che nel calcio fu portata alla medaglia d’oro dal commissario tecnico Vittorio Pozzo. Non fu l’Italia campione del mondo dei Meazza e dei Piola, ma di giovani dilettanti come Annibale Frossi, perché tali dovevano essere gli atleti per poter partecipare alle Olimpiadi. E pochi sanno che Ondina Valla, la prima donna italiana a vincere una medaglia ai Giochi, si chiamava in realtà Trebisonda: suo padre le mise tale nome in onore alla città turca, da lui ritenuta la più bella del mondo…

Le storie dello sport sono storie di uomini, scorrono assieme al tempo, ma a volte lo fermano, quasi a chiedere a tutti una riflessione, una sospensione“, avevo letto sulla brochure di presentazione dello spettacolo. All’applauso finale non posso che confermare: lo sport fa parte delle nostre vite, segna il tempo, ci fa capire tante cose e ce le fa vedere con occhi diversi. E grazie alle storie narrate da Federico Buffa, possiamo fermare per qualche tempo la clessidra e riflettere su ciò che è stato, cosa siamo e dove ci porterà.

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