Appunti sulla striscia vincente

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Premessa importante: le strisce vincenti non fanno vincere i campionati. Soprattutto nelle discipline sportive in cui ci sono i playoff. Vincere dieci, quindici, venti partite di fila in regular season può non servire a nulla. Certo aiuta, crea entusiasmo, avvicina all’obiettivo finale, scrive record, fa essere ricordati, al di là del fatto che a fine stagione si alzino trofei o meno.

Mi ricordo, quando ero ragazzino, che una volta la squadra di basket della mia città collezionò dodici vittorie consecutive, salvo poi “sbracare” clamorosamente ai playoff. Però, come giocavano!

GOLDEN STATE OF MIND

I Golden State Warriors hanno appena stabilito il miglior record di sempre in avvio di stagione nella Nba, il campionato professionistico americano: 16 vittorie, 0 sconfitte. Stephen Curry si sta esprimendo a livelli incredibilmente alti e la squadra californiana, campione in carica, sembra un gruppo granitico.

Eppure è presto per fare previsioni certe, perché ad aprile, quando iniziano i playoff, è come se cominciasse un altro campionato, con altre dinamiche e un’infinità di fattori pronti a entrare in gioco. Comunque, gli Warriors hanno le carte in regola per arrivare ancora fino in fondo: se riescono a esprimere questa pallacanestro a lungo termine e a vincere più di un titolo, entrano di diritto tra le migliori squadre della storia. E oltre al titolo del 2015, saranno ricordati per la winning streak.

WINNING STREAKS

La ricerca di una striscia di risultati positivi ha sempre appassionato il pubblico, soprattutto quello statunitense. Tutto questo mi ricorda gli Oakland Athletics di baseball, che nel 2002 collezionarono in regular season una striscia di 20 vittorie consecutive, stabilendo il primato nell’American League (una delle due leghe della Mlb, l’altra è la National: i vincitori delle due leghe si sfidano poi nella World Series). Poi uscirono subito ai playoff, ma tutti si ricordano quell’impresa, che occupa una parte centrale del film Moneyball con Brad Pitt.

Tornando al basket, la striscia vincente più impressionante della storia, probabilmente ineguagliabile e a pensarci bene neppure avvicinabile, è quella di coach John Wooden alla guida di Ucla, nel campionato universitario Ncaa, a cui ho dedicato la mia tesi di master. Nel basket universitario americano, vincere due campionati nazionali consecutivi è impresa quasi proibitiva, a causa del continuo ricambio di giocatori e alla struttura della fase finale a tabellone tennistico. Anzi, non solo è quasi impossibile vincerne due di fila, ma semplicemente vincerne due: lui ne ha vinti 10 in 12 stagioni tra 1964 e 1975, di cui 7 consecutivi, 4 stagioni perfette con 30 vittorie e zero sconfitte e una striscia vincente di 88 partite consecutive.

Anche nel romanzo L’allenatore di John Grisham, dedicato al football americano dei licei, si dà grande importanza alla striscia vincente di una squadra, che entusiasma i tifosi più della vittoria finale in campionato.

CONSIDERAZIONI

Ho buttato giù questi appunti sulle strisce vincenti dopo aver seguito attentamente l’avvio di stagione Nba dei Golden State Warriors, che mi ha fatto ripensare alle altre storie di sport a cui ho accennato.

In particolare, ho ricordato che anche io nel mio piccolo, nella mia vita, ho sempre inseguito serie positive e a volte realizzato cicli di successi. Fin dai tempi della scuola e dell’università, fino al mondo del lavoro.

L’ho sempre detto che lo sport aiuta molto nella vita di tutti i giorni.

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