Lo skyline di Milano

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Se un bambino vede i grattacieli, si entusiasma. Ecco, non sarà ancora New York o Chicago e neppure Francoforte, ma a me lo skyline della Milano di oggi piace. Grattacieli e architetture contemporanee danno un senso moderno alla metropoli del nord Italia. In fondo, dove sta scritto che le città italiane debbano presentare per forza un’immagine antica, dove nessun edificio attuale superi la cupola, il campanile, la torre civica? Sette secoli fa, forse.

CITTA’ MODERNE

Intendiamoci: Roma, Firenze, Venezia sono città straordinarie. Anche quelle più piccole lo sono: Assisi, Lucca, Siena e migliaia di altre, fino ai paesini-gioiello. Però non c’è niente di male a proporre anche un’immagine moderna: spero, quindi, che lo skyline milanese possa continuare ad arricchirsi di architetture all’ultimo grido, così come quello delle altre città. Anche Napoli, ad esempio, ha una bella linea di grattacieli.

Essere moderni non significa rifiutare il passato, ma portarlo nel millennio in cui viviamo e affiancargli l’immagine di oggi. Di borghi arroccati e vicoletti silenziosi l’Italia ne ha da vendere, e ce ne sono tantissimi di una bellezza incredibile, ma ci vuole anche un’Italia moderna. Finora espressioni come “archistar” oppure “architettura contemporanea” sono stati associati soltanto a roba come “cantieri bloccati”, “mancanza di fondi”, “burocrazia”, “incompiute”. Può bastare, no?

L’ITALIA CHE SOGNO

Sogno un’Italia in cui antico e moderno convivano perfettamente. L’antico, perché fa parte di una storia senza eguali nel mondo. Il moderno, perché non si può vivere nel passato. Sogno città e paesi in cui i centri storici siano recuperati e riempiti di attività che possano avere un futuro: dalle aziende hi-tech all’enogastronomia di qualità. Una sorta di Toscana o Umbria diffuse, per capirsi.

Ma sogno anche un’Italia in cui le principali città siano collegate da treni superveloci e arricchite dalle opere dei migliori architetti contemporanei. Ogni volta che mi è capitato di passare, a Reggio Emilia, sotto i ponti di Calatrava mi sono entusiasmato.

Accennavo ai borghi di cui il territorio italiano è disseminato: ecco, dove non arrivano autostrade e alta velocità, devono arrivarci quelle telematiche, di autostrade. Altrimenti, senza strade o ferrovie né internet, i piccoli centri sono senza futuro.

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